Ricerca a cura di Andrea Martinucci
LA
PUBBLICITÀ NEGLI ANNI '60
Tra la fine degli
anni 60 e l’inizio degli anni 70, nel cambiato clima politico e
sociale (i sindacati e il terrorismo), la pubblicità viene criticata
dai critici di quell’epoca.
Veniva definita una forma di comunicazione per il capitalismo, una forma
di convincimento per creare"schiavi sublimati".
In questo periodo di forte crisi per la pubblicità, vi sono alcuni
tentativi, da parte degli addetti al settore, di rivolgersi ad ambiti
diversi, meno legati al consumismo.
Così allora nasce una forma di pubblicità di informazione,
la"pubblicità progresso".
Per fare tutto questo, la grafica ormai non è più una attività
creativa.
Ora l’artista non si esprime attraverso un linguaggio proprio, ma
deve dare una risposta al marketing, a situazioni strategiche per entrare
nella psicologia del consumatore.
Il messaggio ora viene studiato approfonditamente, quasi scientificamente.
Il grafico deve produrre una comunicazione di massa.
È un ruolo importante e difficile.
La vita era migliorata,
dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Erano venute in Italia grandi multinazionali pubblicitari americane che
per fare un buon lavoro avevano portato dal loro paese i loro grafici.
Loro aprirono molte agenzie in Italia.
Questo porta un linguaggio diverso, e non a caso questi anni sono chiamati
della "spensieratezza linguistica": i copywriters si divertono
a creare stili linguistici e retorici diversi.
Vengono create nuove parole le "parole macedonia" questa forma
è indicativa dell’ottimismo degli anni del boom economico.
Soprattutto viene utilizzato l’uso del suffisso superlativo "issimo"
usato con sostantivi.
Molto abituale è l’uso abituale del possessivo "tuo",
questo serve per dare un’idea di confidenza e di affettività
al consumatore.
Nel 1963 viene
stilato il codice di lealtà, che poi diventerà codice di
auto disciplina, dal '66 serve a giudicare le campagne e in alcuni casi
a decretarne il ritiro.
Tra i grafici italiani ricordiamo: Alberto Carboni, Gilberto Filippeti,
Armando Testa.
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Gilberto
Filippetti |
Armando
Testa |

Alberto Carboni
Nasce l’arte
director: fotografi, registi e illustratori che collaborarono a formare
delle nuove campagne.
Prima il perno di queste era il bozzetto, ora la fotografia. Infatti nella
comunicazione pubblicitaria, questa sostituisce ben presto l’illustrazione,
perché la fotografia è più realistica e perciò
più efficace.
Negli anni 60 si assiste all’affermarsi del ruolo della grafica
nella comunicazione e nella pubblicità. Ormai questa è diventata
uno dei principali strumenti della comunicazione.
Ultimo aggiornamento
3/05/06